L’eroismo di Iwo Jima per Eastwood

6 07 2009
Flags of our father, Clint Eastwood (2006)

Flags of our fathers, Clint Eastwood (2006)

Flags of our fathers è un film uscito nelle sale nel 2006 diretto dall’ormai affermato (anche) regista Clint Eastwood e basato sull’omonimo libro di James Bradley e Ron Powers a proposito della battaglia di Iwo Jima. E’ stato girato in contemporanea con la pellicola gemella che rappresenta la visione della controparte giapponese della stessa guerra, Lettere da Iwo Jima. Un esperimento che solo per l’innovazione che comporta sale di un gradino sopra ai già conosciuti film di guerra.


Lo spettatore si trova a rivivere i fatti che legano i ragazzi di un plotone di marines alla celebre fotografia che ritrae sei soldati nell’atto di innalzare la bandiera, simbolo della vittoria americana, sul monte di Iwo Jima.
La storia ritrae gli unici tre sopravvissuti tra i ragazzi della fotografia che, grazie al successo dell’immagine, vengono congedati dal fronte e riportati negli Stati Uniti, dove vengono sfruttati, senza riguardo per i loro sentimenti, per scopi propagandistici al fine di risollevare il morale al popolo americano e di incitarlo ad investire nella guerra acquistando indispensabili buoni di guerra.
Così il soldato Rene Gagnon (Jesse Bradford), il nativo americano Ira Hayes (Adam Beach) e l’infermiere John “Doc” Bradley (Ryan Phillippe, padre dell’uomo che all’inizio e alla fine del film è alla ricerca delle notizie inerenti all’accaduto), si ritrovano contro la propria volontà ad abbandonare i compagni in guerra e a pubblicizzare la apparente vittoria dell’ America sugli avversari.

Flags Of Our FathersAttraverso numerosissimi flashback e molte voci, che rendono la trama estremamente complicata all’inizio ma molto accattivante, si entra nei ricordi dei protagonisti della battaglia.
Le identità dei marines del plotone non sono chiaramente esplicitate fin dalla loro comparsa e non tutte si fanno chiare entro il finale della vicenda.

Scene molto crude e quasi sempre esplicitamente violente caratterizzano le sequenze di guerra, rendendo l’efferatezza della realtà.
In molte di queste, poi, sono presenti ed evidenti strumenti e modalità riprese da celebri film di Spielberg (produttore dello stesso Flags of our fathers), tra cui ovviamente Salvate il soldato Ryan, come citazioni del grande regista: l’utilizzo della telecamera a livello del terreno, spruzzi d’acqua sull’obbiettivo durante gli assalti, e altri accorgimenti simili.

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Sul tema ricorrente dell’eroismo, il regista esprime la sua opinione attraverso i protagonisti della guerra: come John spiega al figlio sul letto di morte, gli eroi non esistono in quanto tali, ma solo nella mente del popolo che ha bisogno di credere alla vittoria del suo paese.
Questa idea è sostenuta in modo molto passionale e sicuro soprattutto dai giovani Ira (oggetto di poco sorprendenti discriminazioni razziali) e Doc, involontarie pedine dello Stato, che pubblicizza una poco reale grandezza del paese in una guerra idealizzata e falsamente nobile, ben lontana dalla realtà conosciuta dai reduci.

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